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Piccolo Dizionario Frisonico

DI ALICE F.
Toeletta: Breve momento di pulizia del cavallo, prima e dopo il lavoro. Il cavaliere ne cura il pelo, i crini, i piedi e si prende cura delle necessità specifiche del proprio compagno. Infine il cavaliere applica fasce o medicazioni se necessario.

Toeletta Frisonica: Lunghissimo, eterno, infinito momento di pulitura del frisone prima e dopo il lavoro. Il cavaliere cerca come può di prendersi cura del pelo orsacchiottoso, cercando affannosamente i segni rivelatori di eventuali principi di fiaccature ben nascoste che ne deturpano il colore. La fase successiva è la scrostatura dei garretti, la difficoltosa rimozione di tutta la terra che galoppando il frisone si spara addosso, segue l’inquieto palpeggio di schiena, tendini e articolazioni alla ricerca di dolori sospetti. Momento di interminabile spazzolatura di coda e criniera, uso massivo di districanti, scioglitura dei nodi crine per crine, bestemmie ed infine decorazione tattica con trecce raccolte. Sintomatico terrore mostrato dal cavaliere nel frugare fra il pelo dei nodelli alla ricerca di ragadi (sappiamo che ci sono… ci DEVONO essere… ma va’ a capire dove si sono cacciate questa volta…) scoperta della ferita purulenta e prolungata medicazione irrorata da pozioni varie e accompagnata da bestemmie in turco ottomano. Pulizia di corona, conteggio degli anelli della muraglia valutazione della pigmentazione e della temperatura, pulitura accurata del fottutissimo piede che non è solo incastellato… ha proprio una fortezza di torrioni, valli e mura in cui si annidano sobbattiture, marciumi e ovviamente, merda compressa, dura come il cemento e spessa cinque centimetri.

Sellatura: Il cavallo viene “vestito” secondo l’uso. Solitamente viene posizionato per primo un sottosella di forma variabile, una protezione per la schiena in agnello o gel, la sella ed infine la testiera. Se sono necessarie vengono avvolte fasce da lavoro intorno agli stinchi o allacciati paraglomi e stinchiere. Ogni cavallo ha un suo corredo specifico che tiene conto sia del lavoro che deve svolgere che della sua salute durante il lavoro stesso.

Sellatura frisonica: Il frisone viene “vestito” con il solo scopo di mantenere intatta la sua naturale appariscenza. La comodità del cavaliere in sella è assolutamente secondaria. La meticolosa scelta del sottosella ed il posizionamento sulla schiena porta via circa cinque minuti, la posizione dell’agnello viene calibrata al millimetro ed infine la sella calata con fare circospetto per non alterare l’opera d’arte sottostante. Tiro alla fune per allacciare il sottopancia. Parolacce rivolte al frisone che sfrutta il momento per grattarsi, slacciamento del sottopancia, riposizionamento della sella e secondo tentativo di allacciamento. Il frisone scegli quel momento preciso per mettere in mostra la sua maestà rizzando il collo, facendo sparire il garrese e scivolare la sella sulla groppa. Altre eresie. Terzo round per allacciare il sottopancia. Con un sistema di pulegge (o un urlaccio) si afferra la svettante testa frisonica e la si tira giù: il dito del cavaliere cacciato fra le fauci a mo’ di supposta ottiene l’inserimento a tradimento del filetto. Segue il complesso passaggio della testiera oltre le orecchie, momento in cui il frisone, tradito e oltraggiato, ributta la testaccia in aria, provocando smadonnamenti da parte del cavaliere che tenta di scastrare il poderoso ciuffo frisonico pizzicato nel frontalino fra le generali proteste equine. Complicata applicatura di fasce, con concentrazione olimpica tesa ad evitare di tiracchiare malamente il pelo a stivaletto che copre gli stinchi, onde evitare un calcio sui denti. Eventualmente, allacciatura delle stinchiere grazie ad un forzuto stalliere che con entrambe le mani riesce a tiare gli agganci abbastanza da inserisi nel perno, comprimendo circa tre centimetri di folto pelo (la stacciatura viene effettuata da distanza di sicurezza, meglio se con un bastone, onde evitare che la stinchiera ci rimbalzi in faccia).

Lavoro a terra: Nel lavoro a terra, il cavaliere si pone di fianco o di fronte al cavallo, a distanza più o meno grande a seconda degli esercizi. Il lavoro a terra è un’ottima scuola che prepara per il lavoro a sella, insegnando al cavallo gli esercizi di base per poi passare ad esercizi sempre più complessi. Il lavoro a terra, durante la vita del cavallo ha non solo lo scopo di sfogarlo, ma anche quello di incrementarne la muscolatura con esercizi specifici.

Lavoro a terra frisonico: il cavaliere si pone a grande, grandissima distanza dal frisone, guardandogli insistentemente gli zoccoli e calcolandone le traiettorie, onde non prendersi un pestone cosmico. Il frisone, ben lungi dallo sfogarsi, si lamenta in continuazione e cerca disperatamente di tornare al centro e farsi prendere in braccio dal padrone. Nel lavoro a terra si insegnano al frisone complessi esercizi come: “Non ti aggrappare a me, brutto stronzo”, tratto dal saggio “Ecole di Cavalleria Campagnola”, oppure si applica il Metodo Pirelli, con particolare riferimento al passggio in cui, tramite il lancio di copertoni addosso alla bestia, si convince il frisone a trottare. Una valida alternativa è lo S-Touch, ovvero lo Sberla-Touch, da applicarsi quando il frisone si stufa di lavorare e decide di grattarsi la testaccia sulla schiena del padrona. Nel lavoro a terra, non si insegna al frisone assolutamente niente, mentre il cavaliere incrementa il suo turpiloquio.

Salita in sella: Il cavaliere posiziona il cavallo in alt piazzato, si mette al fianco ed inserisce il piede nella staffa, facendo leva sulla staffa, si posiziona in sella ed inserisce l’altro piede nella staffa opposta. Il cavallo attende di ricevere il comando di avanzare.
Salita in sella frisonica: il cavaliere inizia a pregare, suda e trema. Poi si appropinqua alla staffa… il frisone fa lo sguardo omicida e il cavaliere propende per la scaletta, grazie alla quale si cala in sella. Se al frisone non girano particolarmente storte, potrebbe anche darsi che stia fermo per il tempo necessario al suo cavaliere a mettersi seduto in sella.
Lavoro al passo: il cavallo viene mantenuta ad un’andatura vivace, ma rilassata e distesa.

Lavoro al passo frisonico: il frisone viene spinto al passo tramite una pressione di circa cinquanta kg su entrambi i lati del costato. Nel momento in cui le ginocchia del cavaliere stanno per sbullonarsi, ecco che il frisone decide, del tutto spontaneamente, di partire. Nel lavoro al passo, il cavaliere si dedica a far uscire di testa l’animale, chiedendogli un ritmo elevato e costante, indietro scoprendone poi la scomodità da frullatore e poi riunendone il passo. Lasciato indietro dal gruppo, il cavaliere chiede di accelerare, per poi rallentare di nuovo onde non dare di stomaco.

Lavoro al trotto: seguendo i ritmo del cavallo, il cavaliere si alza e si abbassa sulla sella, chiedendo un’andatura dal ritmo costante e comodo.

Lavoro al trotto frisonico: seguendo il ritmo del frisone, il cavaliere viene lanciato in orbita e ritorno, scassandosi le caviglie per ammortizzare l’urto con la sella. Tra le bestemmie, le andature costanti e comode vanno a farsi benedire.

Lavoro al galoppo: spinto al galoppo, al cavallo viene richiesta un’andatura dalla falcata ampia e regolare, mantenuta sotto controllo con aiuti il più leggeri possibili.

Lavoro al galoppo frisonico: spinto al galoppo, il frisone si scoccia e torna al trotto. Il cavaliere urla, bestemmia, prega, piange, implora e mena… alla fine viene prodotta una partenza a shuttle ed il cavaliere ripercorre le varie fasi al contrario nel tentativo di fermare il frisone.

Flessione laterale: su delicata richiesta del cavaliere, il cavallo cede la bocca, flettendo collo e nuca nell’angolo richiesto a seconda dell’esercizio. Ponendosi nelle mani del cavaliere, il cavallo si rende leggero e attento al lavoro. La flessione si ottiene tramite diversi esercizi che comprendono il rilassamento della bocca e portano ad una rilassata masticazione del ferro, esercizi di vibrazione della mano del cavaliere ed esercizi di flessione a diverse angolazioni ed altezze per ginnasticare il collo del cavallo.

Flessione laterale frisonica: dietro delicata richiesta del cavaliere, il frisone lo ignora, tiene la sua testaccia bella alta, scassandosi la schiena e non flettendosi per nessuna ragione. La richiesta del cavaliere assume le proporzioni di una guerra civile, che naturalmente in frisone vince a tavolino. Il cavaliere scende e inizia a cercare di flettere il frisone da terra, cercando di ammorbidire la bocca cementata dello stupido equide. Entro i primi sei mesi il frisone comprenderà la corretta posizione della sua testaccia al passo ed in appena sei o sette anni il frisone sarà in grado di tenere flessione a tutte le andature.

Mascalcia: Ogni circa venti-cinquanta giorni un maniscalco o pareggiatore provvedereò alla cura dei piedi del cavallo. Secondo quanto concordato tra proprietario, veterinario e maniscalco, viene assegnata ad ogni cavallo una specifica procedura che può subire mutazioni con l’età del cavallo o il cambiamento di lavoro svolto, le stagioni o semplicemente il metodo di scuderizzazione.

Mascalcia frisonica: ogni circa cinquanta giorni, il maniscalco guarda scorato i grossi piedi frisonici, calcola la quantità di materiale, fatica, tempo e bestemmie necessarie anche solo a convincere il maledetto cavallo ad alzare una zampa e, indipendentemente da qualsiasi tipo di lavoro debba essere svolto, triplica il suo compenso abituale.

Veterinaria: anche il cavallo in piena salute necessita di periodici controlli veterinari, vaccini o somministrazioni di medicinali che vengono eseguiti per lo più per bocca o iniezione sottocutanea dal veterinario di fiducia.

Veterinaria frisonica: il frisone in piena salute è un lottatore di sumo con cui ben pochi veterinaria hanno voglia di avere a che fare. Il veterinario calcola il peso, aspira la dose necessaria, trattiene il cavallo per la capezza e porge la siringa al padrone, portandosi a distanza di sicurezza dallo sguardo omicida del pacifico cavallo da tiro che si scopre assai infastidito dall’intrusione dello sconosciuto nel proprio box.

Noccioline: le noccioline sono soldati, anzi, sono soldini sonanti, versati al precedente proprietario del cavallo per piacere di diventarne quello nuovo. A volte sono tanti, ma spesso sono abbastanza pochi.

Noccioline frisoniche: le noccioline che passano di mano durante l’acquisto frisonico sono grosse come cocomeri e sono sempre un numero discreto, solo raramente sono poche.

Riaddestramento: seconda fase di rilascio di noccioline in cui si offrono cene e villini in campagna in cambiali all’addestratore che risistema il cavallo pagato poco.

Riaddestramento frisonico: lunga fase in cui il cavaliere si tiene le noccioline in tasca, e invece che pagare soldi all’addestratore, paga al proprio frisone un sacco di ore di pazienti tentativi di dialogo.

Accorgimenti: non è mai indicato passare o sostare dietro un cavallo, né libero né legato. E’ consigliato, dopo un periodo di riposo, il movimento alla corda del cavallo per permettergli di scaricare un po’ d’energia nervosa. Il cavallo deve essere sempre sotto controllo e se viene portato fuori dal box o dal paddock, deve essere appropriatamente legato onde impedirgli di litigare con altri equini. Non si consiglia di montare cavalli di misure troppo grandi per il cavaliere o assegnare cavalli in lavoro avanzato a dei principianti per evitare che prendano vizi. Non è consigliabile affidare il proprio cavallo o farlo reggere a chi non lo conosce, perché potrebbe non essere in grado di condurlo. Il box è considerato la casa del cavallo e non è raccomandato di sostarvi per più del necessario a prelevare l’animale dal box.

Accorgimenti frisonici: stare seduti nei campi a leggere un libro è molto più comodo se si usano come schienale le poderose zampe frisoniche, e parlare al cellulare è molto più facile se ci si appoggia al caldo costato frisonico come ad un muro. Passando dietro ad un frisone, ci si può chinare giusto all’altezza di una doppia sui denti per rimirare la bellezza dei nodelli pelosi. Sdraiarsi sotto al collo o tra le zampe del frisone è l’unico modo per pettinare i palazzi dei nodelli, rischiando, a discrezione dell’equide, un giocoso morso sul culo. Una volta sellato, il frisone è pronto al lavoro, alla corda non sgroppa nemmeno se fermo da sei mesi, al massimo di fa qualche sgroppa scosso libero in campo, niente di più. Niente è più bello dello spettacolo di un tredicenne minuto che fa le cessioni alla gamba in sella al tuo frisone montato in filetto e senza frusta o speroni. Non c’è orgoglio più grande del rimirare il più becero dei principianti respirare l’aria del re in sella al tuo cavallo, decidendo di volerne uno uguale mentre il cavallo calibra da solo il ritmo dei passi, inventando il lavoro con il poco che gli viene detto dal suo cavaliere. Più il cavaliere è giovane e/o piccolo, e più il frisone assume l’espressione preoccupata e responsabile di chi presta grande attenzione nel tenersi in equilibrio sulla schiena il piccolo bipede. Portato in capezza da un disabile, il frisone si dimostra poderosamente concentrato sul restare parallelo ai passi imprecisi dell’essere che lo conduce. Il posto migliore per mandare messaggini agli amici dopo un’ora di duro lavoro in campo e quando si è sudati marci è, senza dubbio, il caldo box frisonico, con il nostro goffo equide nero come la notte che cena serenamente con la balletta di fieno che sta sotto le nostre chiappe.


Soddisfazione: possedere un cavallo è un onore, un onere ed un piacere. Un sogno avverato di un animale solido e intelligente con cui condividere successi personali, talvolta atletici o professionali. Vedere il proprio cavallo migliorare e realizzare risultati sempre migliori nella disciplina prescelta.

Soddisfazione frisonica: toccare il fondo almeno una volta al mese, insultare il malefico cavallo da tiro e prendere gli opportuni accordi onde darlo dentro per un oldemburg. Bestemmiare, poi cambiare idea guardando la smorfia buffa del frisone pentito di aver distrutto l’ennesima coperta da paddock. Bestemmiare ancora, infine misurare a palmi l’immensità del collo nero e poi rinunciarci. Ridere e pensare…. ma come cacchio si fa a misurare a palmi il Vento del Nord? Guardare il frisone correre in paddock, i crini spettinati al vento. Prendere fiato mentre sfonda il recinto. Urlare. Poi ridere. Rincorrere il Vento del Nord nel prato del vicino con la capezza in mano e sperare anche di riuscire a raggiungerlo. Riuscirci e legarlo. Bestemmiare e brontolare. Poi sellare il frisone e tornare a correre nel prato del vicino. Insieme. Mollare le redini e ridere alla grande, mentre il Vento del Nord corre e ride con noi. Alzare un dito al cielo per toccare l’Universo e sapere che il nero dello spazio profondo non è più scuro né più magnifico del mantello che copre i barili di ciccia che i nostri equidi neri si portano addosso. Vedere che il solo progresso occorso in anni di lavoro è nelle nostre capacità di intrecciare i copiosi crini mentre l’educazione del frisone è sempre carente come in principio.
E fregarsene alla grande.

 
Commenti
  • MARIA GRAZIA GHIOLDI
    06.03.2012 - ORE 18:42:14
    MARIA GRAZIA GHIOLDI dice:
    #1
    Bellissimo, e tutto vero...grazie Alice, un bellissimo e spassosissimo articolo
  • Barbara Sposetti
    23.04.2012 - ORE 17:21:40
    Barbara Sposetti dice:
    #2
    Una poesia, tutto vero! Anche se poi lo zuccone quando insisto diventa collaborativo... anche se emette suoni "gutturali" di disapprovazione!
  • Raffaella Coccetta
    24.05.2012 - ORE 22:19:33
    Raffaella Coccetta dice:
    #3
    Commevente il finale! è veramente una poesia per i nostri cavalli e solo chi ne possiede uno può capirla.

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